La storia del massacro di Uiryeong, compiuto tra il 26 e il 27 aprile 1982 dal poliziotto sudcoreano Woo Bum-kon: 56 vittime, decine di feriti e una risposta delle autorità segnata da gravi ritardi.
Il massacro di Uiryeong è una delle stragi armate più gravi della storia contemporanea della Corea del Sud. Tra la sera del 26 aprile e l’alba del 27 aprile 1982, il poliziotto Woo Bum-kon attraversò diversi villaggi della contea di Uiryeong, nella provincia del Gyeongsang Meridionale, sparando contro gli abitanti e utilizzando anche bombe a mano.
Il bilancio ufficiale oggi ricordato dalle autorità locali è di 56 persone uccise e 34 ferite, senza contare l’autore della strage. Woo aveva prelevato armi, munizioni ed esplosivi da un deposito destinato alle forze di riserva, approfittando della propria posizione nelle forze dell’ordine.
La sequenza durò circa otto ore e terminò in una casa di Pyeongchon-ri, dove il poliziotto si fece esplodere con alcune granate, uccidendo anche persone che si trovavano con lui. La strage lasciò intere famiglie distrutte e mise in luce ritardi, assenze e gravi carenze nella risposta della polizia.

Il massacro di Uiryeong: le armi prese dal deposito e la notte di terrore nei villaggi
Woo Bum-kon prestava servizio nel presidio di polizia di Gungnyu, una zona rurale della contea di Uiryeong. La giornata del 26 aprile fu segnata da una lite con la compagna con cui viveva. Dopo essere tornato alla stazione, il poliziotto si impossessò di carabine, munizioni e granate custodite in un deposito delle forze di riserva.
Intorno alle 21.40 cominciò a muoversi tra Gungnyu e i villaggi vicini. La divisa e il ruolo gli permisero di avvicinarsi agli abitanti senza suscitare immediatamente allarme. In alcuni casi entrò nelle abitazioni sostenendo che fosse in corso un’emergenza o che nella zona fossero stati avvistati infiltrati nordcoreani.
Uno degli episodi più sconvolgenti avvenne durante una veglia funebre. Woo entrò nella casa in cui erano riuniti parenti e conoscenti, presentò le condoglianze, bevve con i presenti e lasciò una somma di denaro per la famiglia del defunto. Quando gli vennero chieste spiegazioni sulle armi che portava con sé, aprì il fuoco contro le persone riunite.
La strage proseguì tra case e strade di campagna. Woo colpì interi nuclei familiari, persone che dormivano e residenti accorsi dopo avere sentito gli spari. Il fatto che l’aggressore fosse un agente rese ancora più difficile comprendere ciò che stava accadendo e contribuì a ritardare una reazione organizzata.
I ritardi della polizia e il ricordo arrivato dopo quarant’anni
Nonostante le prime segnalazioni, la risposta delle autorità fu lenta e disorganizzata. Le forze dell’ordine impiegarono tempo a raccogliere uomini e informazioni, mentre Woo continuava a spostarsi tra i villaggi. La catena di comando non riuscì a localizzarlo e fermarlo prima dell’ultima fase della strage.
Verso le 5.35 del mattino, Woo si trovava in una casa di Pyeongchon-ri. Dopo avere riunito gli occupanti, fece esplodere due granate, uccidendo se stesso e alcuni componenti della famiglia. Soltanto allora la sequenza iniziata la sera precedente ebbe fine.
Le conseguenze politiche furono immediate. Funzionari di polizia vennero sospesi o accusati di negligenza, mentre il ministro dell’Interno lasciò l’incarico. Il governo militare di Chun Doo-hwan limitò però la circolazione delle notizie, contribuendo a lasciare la tragedia ai margini della memoria pubblica nazionale.
La prima cerimonia commemorativa organizzata ufficialmente dalla contea di Uiryeong si è tenuta soltanto nel 2024, quarantadue anni dopo la strage, davanti al nuovo monumento del Parco commemorativo 4·26. Nell’aprile 2025, il capo della polizia provinciale del Gyeongsang Meridionale ha presentato le prime scuse formali ai familiari delle vittime.